|
|

![]() |
Chiedi "cosa" e non "perchè" |
| di Giovanna D'Alessio |
"Perché" è il linguaggio che usiamo quando dobbiamo cercare di capire qualcosa. Quando cresciamo continuiamo a usare domande che iniziano con "perché?" in modo da trovare motivi e cause di certe circostanze per soddisfare la nostra esigenza di capire il mondo e quello che ci circonda.
Ma raramente le domande che iniziano con "perché?" riescono a farci muovere verso un risultato, in quanto la risposta riesce solo a spiegare il passato.
Quando rispondiamo ad un "perché?" generiamo una serie di informazioni, emozioni, colpe e forse ancora più problemi. Certe volte queste domande non hanno neanche una risposta. "Perché i miei colleghi mi fanno sentire escluso?" ci porta a risposte come: "perché pensano che non sono abbastanza bravo nel mio lavoro", "perché non riesco ad essere brillante come loro", "perché sono invidiosi del mio successo". In questo caso le risposte possibili sono focalizzate sul passato e sulla ricerca della responsabilità o della colpa di ciò che accade.
Se invece ci si chiede: "Cosa mi serve per essere accettato dal gruppo di colleghi?" siamo costretti a focalizzarci sul futuro e quindi su possibili soluzioni.
Ricordo in un libro che ho letto recentemente un parallelo tra la nostra mente ed un motore di ricerca internet. Per riuscire ad accedere all' informazione giusta in un motore di ricerca, abbiamo bisogno di trovare quelle parole chiave specifiche che rendono specifico il risultato. Quando usiamo una domanda che inizia con "Cosa?" siamo costretti ad essere specifici nella richiesta e quindi possiamo avvicinarci più facilmente alla soluzione.
Se tuo figlio è preoccupato per qualcosa, chiedigli "Cosa vorresti che accadesse in questa situazione?". E se lui riesce a rispondere, continua: "Cosa ti sta impedendo di raggiungere quello che vuoi?", e così via.