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Torna all'indice dei racconti. È VERO CHE AGLI ZOMBIES PUZZA L'ALITO
(ecco perchè ti conviene non annusarlo)

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M'era entrato nella testa attraverso il computer, e mi ci si era parcheggiato lì - in qualche lobo del mio cervello, vattelapesca quale..

E, soprattutto, PERCHÈ.

Non mi ha mai voluto rivelare da dove provenisse: semplicemente, me l'ero preso - come un germe, o un virus, che se ne svolazza bel bello per l'aria fino a quando tu lo respiri e.. zac!

Non so neanche il suo nome, sempre che ne avesse uno. So solo che, in qualche modo, Egli "vagava" per la Rete - sospeso come un granello di polline nell'aria, libero.. una mina vagante.

Non ricordo cosa mi abbia fatto fare. Ogni tanto era il blackout. Parlo delle volte che smetteva di starsene in disparte, e prendeva il controllo totale della mia persona fisica.

Ah! La mia persona fisica! Ancora me la ricordo.. e saranno passati cent'anni. (Forse di più. Ma che senso ha, parlare di Tempo, dopotutto?)

L'ultima volta che l'ho vista, la mia persona fisica, non era certo un bel vedere: 90 giorni in una bara sigillata, esposta alla luce diretta del sole, ti riducono il corpo a una specie di brodino fetido e maleodorante, con la carne maciullata che ti penzola giù dallo scheletro come moccolo da un ramo, come chewing-gum da.. da.. e che cazzo ne so?

Colpa dei ratti del porto, dove Egli (o chi per lui) aveva diciamo-così "parcheggiato" il mio feretro: l'involucro esterno di legno scadente e per giunta mezzo marcio se lo sono pappàti in quattro e quattr'otto, cedendo solamente all'involucro interno - quello di acciaio anodizzato, o come cavolo si chiama.

Tanto, in quella parte del porto nessuno ci andava più: troppe radiazioni, dicevano - ma forse era solo una leggenda metropolitana. Perchè non è che uno se ne accorga "a pelle", delle radiazioni. Voglio dire: secondo te, madame Curie sentiva forse l'ancorchè minimo pruritino, quando si trastullava con il radio che poi l'avrebbe ammazzata facendole andare in cancrena il sangue? No.

Io non sentivo nulla, mentre Egli mi ci portava - con le mie gambe, dico: quando la mia persona fisica era ancora in vita. Ma poteva benissimo essere che fosse Egli a impedirmi di sentire alcunchè, agendo direttamente sul mio essennecì. (Sistema Nervoso Centrale. Ehi! Ti facevo un tipo più sveglio, sai?)

Immagino di essergli servito a sigillare altre bare: far sparire i cadaveri, in fondo, è un problema antico come il cucco. Specie per noialtri - che, pur non essendo assassini (ma qualche demente potrebbe considerarci tali), periodicamente ci troviamo nostro malgrado alle prese con quella che è la parte sporca del nostro lavoro.

Egli non era un tipo particolarmente loquace. Nè so che fine abbia fatto. (Presumo sia passato di Stato.) Sono certo che se la riderebbe, di tutte le parole umane che sto sprecando a redigere questo "Tractatus", ma il fatto di non esser mai riuscito a farmi pubblicare fintanto che ero in vita mi ha lasciato come un nodo dentro, un "atto mancato" - uno di quelli che, talvolta, impedisce alle anime di lasciare il corpo dopo la morte. Coi casini che ne seguono, naturalm..

A.

Già: che ti parlo a fare? Tu, di queste cose, non ne sai un cazzo. PER ORA. Però, un "suggerimento alla cieca" vedi di accettarlo (non ti dico di crederci: è sufficiente che tu "te lo tenga buono" fino al giorno ineluttabile in cui ti risulterà chiaro che applicarlo TI CONVIENE UNA CIFRA): quando schiatti, vedi di non disperderti come fanno gli spiriti erranti, okay? Lì, come uno scemo, a correr dietro ai vivi, a inzaccherarti col loro dolore (che più che appesantirti non fa), a cercare di parlare, a rincorrere i medium aspettando che i pisquani si decidano a consultarne uno pur di parlare con te per dieci secondi.. Che vita idiota! Ricòrda "Funiculì funiculà": il modo migliore rimane sempre "scordiamoci ' passato" e "tiremm innanz". (Fantastico! Ho messo insieme Napoli e Milano nell'oltretomba!)

Ho parlato troppo. Me lo diceva sempre, Egli: "Hai parlato troppo." - anche quando mi ero limitato a spingermi oltre il monosillabo, o il grugnito di assenso o dissenso. Talvolta diceva solamente "Troppo.", e mi zittivo. Tanto, le mie gambe le faceva andare lui - così io potevo (metaforicamente) spaparanzarmi su una poltrona in un cantuccio della mia testa, e disinteressarmi a tutto ciò che mi accadeva intorno. (Qualcuno userebbe la formula impropria: disinteressarmi a tutto ciò che FACEVO. Ma non ero io, a farlo: era Egli! E, forse, neppure Lui.)

Fino a quel giorno che mi fa: "L'apprendistato è finito.", e di punto in bianco mi arresta il cuore così come si spegne l'interruttore della luce dopo esser usciti da una stanza. (Ehi, tipo: non sarai mica uno di quei maledetti spreconi che si "dimentica" la luce accesa dietro di sè, vero?)

Qualche giorno dopo (Per la precisione, 90. L'ho già detto?), come passando di lì per caso, Egli mi saluta - ridestandomi da un sonno nero come la pece. Nessuno sa che fine si faccia in quei 90 giorni, nè da dove provenga quel torpore che t'invade ogni stato di coscienza fino a farti dimenticare di te stesso. (Nessuno, beninteso, che non sia passato di Stato. Ma naturalmente, una volta che sei passato, non ti frega niente tornare indietro a dirlo agli altri. Ammesso che nella tua nuova Forma ti riconoscano, o anche solo ti possano "vedere". E poi sono probabili due cose: A) che per poter spiegare quell'esperienza sia necessario ricorrere ai nuovi Strumenti di Pensiero che si acquisiscono solamente al passaggio di Stato, ergo nessuno che non abbia ancora varcato la soglia potrebbe capire neppure il "linguaggio" della spiegazione B) che tutte queste mega-chiacchiere alla spicciolata, più che incasinarti la testa e/o annoiarti, non fanno - quindi è il caso di passare oltre prima ch'io m'incarti con le maledette parole.)

"Dove sono?" fu la mia prima, ovvia domanda. (Che tenero! Serbo un ricordo dolcissimo di quel momento. Ero così.. naif! E impacciato quanto vuoi. Però poi voglio vedere come te la saresti cavata tu al posto mio.)

"Definiscimi 'sono'." fu la sua prima, ovvia risposta.

Egli aprì la capsula, e ne vaporò fuori un tanfo dolciastro da fare schifo. "Puzzi.", mi disse, e rise. Io intanto mi ero alzato - voglio dire: con il corpo fisico, o meglio: quel che ne restava.

Era buffo, ritrovarsi ad essere uno zombie dinoccolato, dopo esser stato per tutta la vita prigioniero di una persona fisica corpulenta!

"Dove pensi di andare?", mi disse. E non era una forma retorica (Egli non avrebbe MAI sprecato una singola parola): il problema era proprio quello di PENSARE di dover/voler andare ancora da qualche parte.

Mi fece aprir la bocca. Finse persino una smorfia di ribrezzo, quando certo non era obbligato ad annusare il fiato che emanava dallo scheletro ancora avviluppato di carni semi-decomposte. Poi, con una canna dell'acqua, lo ripulì e ne estrasse una minuscola scatolina delle dimensioni di una lattina di spinaci mignon. Giusto il tempo di dire "Ahi!", e lo scheletro crollò a terra esanime.

Mi trasportava così, trastullandosi un poco con quella che era la mia base fisica minima di interfacciamento: un computer a base biologica che qualcuno si era inventato una milionata d'anni fa. Niente circùiti: proteine. Ci sta più roba, occupa meno spazio, consuma meno energia (il simbionte potrebbe benissimo essere una formica) ed è più duttile quando si tratta di adattarsi.

I sobbalzi che mi facevano schiumare il citoplasma cessarono improvvisamente allorchè Egli (o, per meglio dire, il suo vettore umano), giunto a destinazione nella casa di quel tale che noi tutti sappiamo, inserì con un CLACK la mia "mignon" nel recettore idoneo del.. chiamiamolo pure megacomputer-centrale.

"Si fa così.", disse, premendo il pulsante con quel buffo simbolino sopra. E una stratosferica ondata di informazioni pervase la mia coscienza, fornendomi tutte le conoscenze che mi sarebbero potute tornare utili per affrontare serenamente (e con dignità) quella nuova fase della mia vita. La seconda vita. (Sto a precisarlo casomai un egittologo del picio si decidesse a capire quello che grossolanamente traduce. Anzichè andare in giro a scassare la minchia ai trapassàti scassinandogli le tombe, che ne dite di lavorare un pochino di più sui testi? Potreste addirittura impararare qualcosa, sapete? Grazie.)

Tutto questo accadeva cent'anni fa. Grossomodo. Il che vuol dire che possono essere stati 50 anni come 500. L'unica certezza è che il millennio non è ancora trascorso, sennò me ne sarei ben accorto - e che cavolo!

Un impiegato d'ufficio pubblico direbbe che ho fatto carriera, che ho rimpiazzato il mio diretto superiore (="Egli").. Ma per come la vedo io, l'unico ad aver rimpiazzato qualcuno è stato Egli quando si sostituiva alla personalità della mia OLD-FASHIONED persona fisica.

Ah, dimenticavo: oggi io faccio altrettanto, con quelli che sono pronti. Il raccolto è sempre esiguo, e il più delle volte ci si limita a reinnestare in una nuova persona fisica dopo il decesso della precedente, ma talvolta càpita che qualcuno si renda conto della Grande Bufala e desideri fare un ulteriore passo verso Casa - ecco, il nostro mestiere è tutto qua: noi PROVVEDIAMO.

Altro che assassìni! Semmai, gli assassìni sono quegli altri: gli schifosi che voi idolatrate, e quanto più vi azzoppano (con la loro propaganda televisiva e, puah!, "culturale"), tanto più voi gli cascate dietro come topolini ammaestràti dal flauto del Pifferaio Magico. Camminate in schiera, correte correte per tutta la vita, e alla fine.. PLUF!, che vi annegate nella fogna, e a qualcuno tocca recuperarvi e reinnestarvi e via così fino a che, finalmente, vi sorge il legittimo dubbio che nascere-studiare-lavorare-pensionare-morire non è il fine ultimo dell'Esistenza. Guardacaso.

E adesso, porta pazienza ma ci ho da fare. Uno dei miei assistiti ha commesso il classico errore di distrarsi un attimino, e m'ha quasi fatto impazzire di spavento i suoi colleghi.

Era capitato pure a me: quando ci si muove per telecinesi (si fa galleggiare nell'aria la "mignon" e le si genera intorno una parvenza illusoria che ha l'aspetto di una persona in carne ed ossa), occorre prestare la massima attenzione a "prendersi sul serio", a convincersi ripetutamente, istante dopo istante, non solo di possedere un corpo fisico, ma addirittura di esserlo.

Purtroppo, l'euforia che ti prende i primi tempi - quella di scoprirsi incorporei e finalmente Liberi - gioca brutti scherzi ai neofiti. Sì, insomma, talvolta si allentano un pochino le redini e.. voilà: la parvenza illusoria si attenua, o addirittura scompare, causando gli effetti che ti puoi ben immaginare. Voglio dire: cosa faresti tu, se d'un tratto tuo nonno svanisse e al suo posto rimanesse un cilindretto grosso come la prima falange di un pollice che fluttua sospeso a mezz'aria dove prima c'era una caviglia che ora non c'è più?

Per fortuna, il più delle volte i danni sono lievi. Se oggi mi tocca intervenire alterando la memoria dei colleghi del mio assistito, è perchè lui ha commesso un'imprudenza: convinto che a nessuno gli sarebbe passato per la testa di toccarlo per vedere se era corporeo mentre lavorava dietro allo sportello, si è lasciato andare un po' nell'attesa che il suo turno in banca finisse. Ma ha fatto i conti senza l'oste: che nel nostro caso di nome fa Genni. (Mica Jenny: è proprio Genni, da "Gennara". Una che di brutto non ha soltanto il nome: ecco perchè è finita a fare la bancaria. La poverina ha una gran bella voce, ma si sa che i discografici guardano di più al culo e alle tette: "La voce fa schifo? Possiamo sempre farla doppiare da qualcuno!")

Genni, che doveva sostituirlo ed era arrivata in anticipo (traffico bastardo! non sai mai se ti causa più danni quando ritardi o quando arrivi troppo presto!), approfittando del fatto che non c'era nessun cliente gli è saltata addosso di spalle. Puoi immaginarti la sua sorpresa quando le sue tette, anzichè rimbalzare sulla schiena del mio assistito, sono andate a spalmarsi contro lo spigolo (ahia!) del bancone: PASSANDOCI ATTRAVERSO, al mio assistito.

La poverina s'è fatta prendere dal panico, gli altri impiegàti sono accorsi, e il mio assistito (oh cazzo! dovresti averlo ben capito, arrivàti a questo punto, che noialtri non abbiamo un nome!) ci aveva un sovraccarico emozionale che rendeva il ripristino del controllo ancor più difficile.. Insomma, il classico pasticciaccio: chi urlava, chi sveniva, chi invocava per la prima volta in vita sua l'Altissimo, chi storpiava scongiuri (tipo "vadi retrum Satanam", che con tutte quelle M suona certo più latinorum).. soltanto un pirla, fresco di matrimonio con rito newage, che gongolava dicendo: "Forte!" e si atteggiava in quel modo ipocrita di "ostentata accettazione del diverso" che quasi tutti usano con gli handicappati o i malati di AIDS.

Per fortuna si trattava di una manciata di persone appena, così ho potuto facilmente convincerli di aver mangiato lo stesso piatto alla mensa e far credere agli accorsi che si sia trattata di una sorta di allucinazione collettiva causata da intossicazione alimentare.. (La domanda del giorno, da quelle parti, è: "Ma come caspita ci è finito un alcaloide, nelle pappardelle ai funghi?". La risposta? "Semplice: ce l'ho materializzato io!")

Poi li ho fatti svenire, dando modo al mio assistito di riprendere il controllo e tornare a generare il campo repulsivo intorno alla sua parvenza illusoria. (Il poverino era mortificato ma io, ben lungi dall'incoraggiarlo a ripetere quel patatrac, non me la sentivo certo di rimproverarlo di una cosa che era capitata pure a me!)

E adesso, se vuoi scusarmi, devo andare a rimuovere il ricordo di quanto è accaduto dalle loro memorie - perchè sennò c'è il rischio che gli si dissoci la personalità a tutti quanti, e quella che hanno è già abbastanza fragile senza dover subire simili scossoni.

Dunque.. com'è che càspita si faceva?

Ah sì: adesso mi ricordo! Come prima cosa..